Un po' di storia

C hi percorre le vie o s’attarda nelle piazze del centro storico di Lucca non può  non  osservare  che  moltissimi  degli  edifici  sacri  e  civili  sorti  dopo  il Mille,  a  cominciare  dalle  porte  superstiti  delle  mura  medievali,  hanno bugnati,  stipiti,  marcapiani,  frontoni,  cornici,  gronde,  ornati,  eseguiti  in una pietra grigia di tonalità calda e intensa: la pietra di Matraia, o arenaria macigno se si vuol seguire la dizione del Rodolico; o ancora più semplicemente macigno. Le proprietà di questo materiale sono state recentemente descritte dal geologo Gerardo Nolledi, anche dal punto di vista petrografico, per giugere alla conclusione che il “macigno A”, e quindi la pietra di Matraia ha “maggiore resistenza all’alterazione”, e “migliori caratteristiche fisico – meccaniche generali”. Esiste una destinazione vorrei dire prioritaria della pietra di Matraia, relativa agli innumerevoli quanto necessari interventi di restauro quasi in ogni edificio secolare, su cui il tempo ha provocato danni, corrodendo e talora cancellando le forme originarie. Sarebbe però riduttivo limitare l’uso del macigno ad operazioni di restauro, senza tener conto di tanti altri impieghi ancor oggi abituali.

Oggi le cave sono chiuse quasi tutte, e tocca ai Mugnani il compito di gestirne una tra le più produttive, assicurando così la disponibilità del materiale per i più diversi impieghi. I Mugnani discendono   da   una antica famiglia   di   scalpellini    originari di Settignano, e risultano attivi in quel di Matraia fin dalla metà del XVII secolo, come si ricava da una memoria di Vittorio Romiti che ne ha pubblicato l’albero genealogico.
Sono  gli  eredi,  dunque,  di  una  stirpe  di  cavatori  e  artigiani  impegnati  a  realizzare “scale, porte e finestre”, nonché pietre per uso “delle strade della città”, come si legge in un documento del 1740.
Più o meno stabili nel corso dei secoli, gli strumenti e i metodi d’escavazione e di lavoro si sono trasformati con ritmo accellerato negli ultimi decenni, e si sa bene come dalla loro accresciuta efficienza e dal loro continuo aggiornamento dipenda la possibilità di rispondere  alle  richieste  e  alle  esigenze  più  diverse,  adempiendovi  con  tempestività  e perizia. Nel laboratorio dei Mugnani, non lontano dalla cava dove avviene l’estrazione, la pietra è sparsa un po’ per ogni dove: in parte allo stato di blocco, con ancora visibili i fori per i cunei; in parte compiutamente lavorata; in parte sottoposta alle varie operazioni, ora manuali e ora meccaniche attraverso cui prende una determinata forma, e diventa prodotto, oggetto finito.

Forse più di altri materiali, e anche in ordine alla pluralità degli impieghi, il macigno può assumere textures quanto mai variate, e acquistare, per così dire, volti diversi.
Può mantenere l’impronta di una certa sua scabra naturalità quando è rigato: naturalità  che  già  s’ingentilisce  un  poco,  divenendo  la  superficie  sensibile  e  più  sottilmente vibrante alla luce quando è martellinato o bocciardato con strumenti diversi che ne evidenziano  variamente  le  proprietà  petrografiche.  Prima  fra  tutte,  la  consistenza  della grana che rende la pietra di Matraia particolarmente pregiata, resistente, e poco alte-
rabile, come si diceva. Ma la sua duttilità si coglie appieno quando la si osserva levigata o lucidata, come impreziosita nelle sue qualità più rare ed elette, fino a diventare, da opaca, specchiante. I Mugnani svolgono la loro attività su fronti diversi, con una gestione attenta   sia alle esigenze e richieste più correnti, cui accennavo, sia agli incentivi e risultati derivanti dalla sperimentazione. Sanno bene che le materie  possono essere rivissute e nobilitate quando ricevono l’impronta e il sigillo della creatività. Non solo, ma che gli stessi impieghi possono estendersi e moltiplicarsi in ordine alle funzioni che si rinnovano nel tempo. Dunque intendono operare e segnalarsi promuovendo essi stessi la ricerca e la progettazione, partendo dal furniture design per sconfinare nell’oggettistica.   Una tematica che può trovare nella pietra di Matraia occasioni ideali per manifestarsi in modo nuovo, con orizzonti ancora tutti da scoprire, analogamente a quanto avviene da qualche anno per i marmi e i graniti cui questa pietra non ha  nulla  da  invidiare.

Penso  anche  alle  possibili  combinazioni  con  altri  materiali  che possono  felicemente  convivere.  Nei  depositi  e  magazzini  dei  Mugnani  sono  ordinate  e raccolte  le  prove  tangibili  della  bontà  dei  loro  odierni  orientamenti  e  indirizzi  che  si esprimono nella preparazione di elementi standard per pavimenti di grande raffinatezza, nell’esecuzione di scale, di caminetti, di tavoli e di altri   oggetti. La perizia artigianale  dei  Mugnani,  non  dimentica  del  passato  per  quanto  é  disposta  al  rinnovamento, può d’altronde mettersi a servizio di progettisti e designers che propongano modelli e forme  di  particolare  configurazione  da  realizzare  come  pezzi  unici,  o  da  produrre  inserie, cominciando dall’arredo urbano: un campo in cui, nonostante alcuni innegabili raggiungimenti, c’é ancora molto da fare.

Pier Carlo Santini – Critico d’Arte –

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